Laboratorio di salute olistica

Che suono ha l’autunno?

Van GoghDopo l’esplosione dell’estate, con la sua energia, i colori, i frutti, la festa e la raccolta, la terra improvvisamente si ferma. Con essa anche il contadino che può finalmente sedersi a contemplare la campagna ormai brulla, a gustarsi la trasformazione dei colori, annusare l’aria che rinfresca. Lo vedo, seduto su una sedia impagliata a mano, infilarsi un gilet di panno sopra la camicia a scacchi, inspirare a fondo ed espirando lasciare andare fatiche e stanchezza.
E’ un momento in cui non c’è più nulla da fare: è il momento dello stare. Il contadino lo sa e sta: seduto sulla sua sedia, nel silenzio. Perchè non vi è più seme da piantare, non vi è più pianta da innaffiare, non vi è frutto da raccogliere. Gode del silenzio e di quanto ha fatto. E quando l’aria si fa più fredda, si ritira nella sua fattoria.
Non c’è cambiamento fuori di noi che non si rifletta anche dentro: in questa stagione, il corpo, la mente, le energie, hanno bisogno di fermarsi e di albergare nella nostra intimità lasciando fuori quello che non serve più seguire perchè già accaduto.
Questo passaggio può risultare doloroso e avvolgersi di un manto di tristezza come la campagna con le prime nebbie autunnali. Doloroso perché opponiamo resistenza ad un processo che è nella natura delle cose. Triste, quando vorremmo rimanere attaccati a situazioni, persone, momenti, per paura di sentire un grande vuoto dentro di noi.
Che vuoto non è. E’ invece quel silenzio, e quello spazio, che ci fa sentire quello che c’è. E da questo possiamo ripartire.
Lasciare andare può dare l’idea di perdere i nostri punti di riferimento, dimenticando che peridodicamente abbiamo bisogno di perderli per trovarne di nuovi. Come dice Gramellini: “Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”. In quell’attimo sentiamo tutta la nostra vulnerabilità: siamo nudi, senza i nostri vestiti da contadino che nascondono a noi e agli altri i piccoli difetti del nostro corpo.
Ma solo in questa nudità possiamo vedere che cosa ci è accaduto nei mesi di duro lavoro: scoprire una ruga in più, i segni del sole e forse della fatica; scoprirci spettinati, forse un po’ trascurati o distratti. Solo nel silenzio e nel vuoto di quell’attimo capiamo se ci siamo persi qualcosa di noi. Questo sguardo così intimo ci restituisce la vista della bellezza che alberga in noi, della forza, della nostra unicità. E’ un passaggio essenziale per armonizzare quello che siamo diventati con l’immagine che abbiamo di noi.
Ecco perchè, se l’autunno fosse un suono, sarebbe quello della campana tibetana.
Non esiste suono più adatto a rappresentare questa stagione. Le ciotole armoniche hanno il potere di ricordare al corpo, alle cellule, al DNA, la loro vibrazione originaria; ci rimettono in contatto con la nostra essenza: con l’origine, la strada e il perché siamo qui. Il loro suono riarmonizza ogni dissonanza e ci aiuta a lasciare andare quello che non ci serve… come l’albero che lascia cadere le foglie, ora più utili alla terra che a lui. Così anche noi possiamo lasciar andare ciò che è vecchio, superato, in modo che cada in quello strato profondo di noi dove può trasformarsi in nuove energie per rifiorire in primavera.
Se l’autunno fosse un suono, sarebbe quello della campana tibetana!
Il metallo di cui è composta ci rimanda alla teoria degli elementi della medicina cinese: Terra, Fuoco, Legno, Metallo e Acqua interagiscono costantemente tra loro nel nostro corpo (tutto ciò che è fuori è anche dentro, tutto ciò che è dentro è anche fuori): ciascun elemento è strettamente correlato con i nostri organi interni, con le emozioni e con precisi periodi dell’anno.
Il metallo è collegato proprio all’autunno ed è un elemento che ha in sé la predominanza dell’energia femminile, Yin: la ciotola ha una forma di contenitore, come un utero, accogliente e aperto all’esterno. Gli organi interni collegati al metallo sono i polmoni e l’intestino crasso; l’emozione è la tristezza (di lasciare andare) ma anche la disponibilità a guardarsi dentro (fare il vuoto per riarmonizzarsi).
I maestri orientali dicono che le ciotole custodiscono i segreti dell’universo. Per loro sono un simbolo e in quanto tali sono sacre. Il vuoto della ciotola è il segreto. Se è vuota, la ciotola suona la sua armonia universale, Se è piena, il suono non esce. Una ciotola non ti cambia la vita, non ti salva. Ma lasciare andare quello che non serve più, accettare anche il vuoto dentro, svuotare la ciotola, questo sì può cambiare la vita.

annalisa chandradeva meneghiniEcco dov’è per me la magia dell’autunno. Prendo tra le mani una campana. Guardo e contemplo il suo vuoto. Faccio lo stesso vuoto dentro di me. Poi, nel silenzio profondo, suono: ciò che emerge è il suono dell’autunno e dell’universo intero che alberga in me. Chiudo gli occhi mentre suono ed anche questo è lasciare andare: il controllo sulla materia, sull’ambiente intorno a me. Sento le mani che tengono la ciotola e la percuotono: faccio spazio in me al suono che armonizza. che muove le montagne e fa vibrarele nostre corde più profonde. Entra in ogni piega della mia Anima e come un’onda si porta via ciò che fatico a lasciar andare.

La campana ci porta alla nostra essenza: ci scopriamo a vibrare con il suo suono e con il suono universale, diventiamo un tutt’uno con questo, ed è questa la connessione perfetta tra chi eravamo e chi siamo diventati.
Si, se l’autunno fosse un suono, sarebbe quello di una campana tibetana.

Chandradeva Annalisa Meneghini

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