Laboratorio di salute olistica

Facciamo un figlio?

facciamo un figlio?“La donna, o meglio la coppia, può desiderare un figlio per rispondere a più esigenze.
La coppia può volere un figlio per “superare” un momento di crisi, per rispondere a un’immagine convenzionale e ideale di vita familiare, per “utilizzare” il nascituro al fine di realizzare “progetti” e aspirazioni personali (che molti pensano di affidare, per l’appunto, ai propri figli); infine, per esorcizzare la paura rispetto alla propria incapacità riproduttiva (A. Salvini, 1992).
Fare un figlio, soprattutto il primo figlio, è una follia amorosa, è un amare l’altro al punto da voler lasciare un segno tangibile di questo amore che gli renda un carattere di eternità (Spagnuolo Lobb, 2004).
Il ruolo di genitore è difficile ma soprattutto è un ruolo in continua evoluzione (Spagnuolo- Lobb, 2004).
Non sempre ambedue i partner sono pronti all’esperienza genitoriale. Necessario è tener conto dei differenti tempi, dei reciproci timori e preoccupazioni.
La coppia che diviene coppia genitoriale va inevitabilmente incontro a “scossoni” e ad un’iniziale fase di “caos”.
I cambiamenti avranno luogo a più livelli:
Il primo cambiamento ovvio ma al quale non si è mai preparati è il passaggio da coppia a coppia di genitori, cambiamento dal quale non si torna indietro!
Altri cambiamenti riguardano lo sconvolgimento del ritmo sonno-veglia (alcuni bambini, come ben sappiamo, dormono pochissime ore durante la notte!), l’insorgere di sentimenti di gelosia da parte del partner (qualche volte il padre può provare gelosia nei confronti del figlio o sentimenti di esclusione circa la diade madre-piccolo). Anche la neo mamma può, a causa degli inevitabili mutamenti fisici, sentirsi poco attraente e quindi poco “capace” di conciliare il ruolo di madre con quello di “donna” e “amante”
(al riguardo è bene ricordare, come in questa fase, ci possano essere tutta una serie di timori o pensieri negativi legati alla sessualità in quanto rispetto a questa dimensione si possono riscontrare calo del desiderio, mancanza di interesse e rapporti dolorosi). Per non parlare di situazioni in cui la donna manifesta sintomi importanti quali ad es. la disforia post-partum; condizioni che, indiscutibilmente, necessitano di un aiuto e sostegno professionali.
Altre possono essere le difficoltà; visite incessanti di familiari e amici che se, da un lato, fungono da supporto morale, dall’altro rischiano di togliere intimità e capacità della coppia di far fronte alle nuove incombenze già di per sè faticose e soprattutto nuove.
In questo momento così delicato, diviene fondamentale quindi una comunicazione “chiara” tra i due nuovi genitori , una flessibilità ed elasticità circa i nuovi ruoli e compiti (es. la gestione del ménage familiare non più a due ma a tre).
Al fine di farvi fronte, importante è mantenere e coltivare gli spazi a due.
Ritagliarsi una cena romantica o una serata al cinema diviene necessario (anche se difficile, specialmente i primissimi tempi) per “salvaguardare” l’intimità e la complicità di coppia e ristabilire un equilibrio relazionale che andrà a favorire anche il nuovo ruolo di genitori.
Raccontarsi la giornata, ritrovarsi, condividere timori, ansie ma anche progetti e pensieri è un altro modo per non “perdersi”.
Crescita, evoluzione, flessibilità sono concetti centrali per la valutazione della capacità di una coppia di far fronte a questo momento così delicato ma al tempo stesso così complesso.
Indispensabile per i due genitori è il dialogo continuo e lo sviluppo di una nuova e differente “cultura familiare” che va ad abbracciare quella di coppia, stabilendo le basi per il futuro nucleo.
E’ una follia amorosa che si fa strada, a tre”.

Dt.ssa Silvia Lelli

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