Laboratorio di salute olistica

La lezione dei polmoni

Roberto RostinQuasi a farsi perdonare una fine-estate improvvisa e brusca, l’autunno ci sta regalando delle splendide giornate di sole, cielo terso e temperature gradevolissime. Eppure è netta la differenza tra questo sole e quello estivo, tra l’energia stagionale attuale e quella da poco passata. Sotto lo stesso sole, fino a pochi mesi fa ci sentivamo attivi, dinamici, invogliati ad agire, esprimerci, muoverci, incontrare; ora è come se la direzione fosse invertita e il movimento ridiretto dall’esterno verso l’interno: sentiamo voglia di riposare di più, di muoverci meno, di ritirare la nostra attenzione da ciò che accade fuori a ciò che accade dentro e vicino a noi. E nelle attività che quotidianamente portiamo avanti, possiamo notare che a sostenerci non è quella forza esplosiva sentita a inizio primavera né il fuoco dell’estate, ma una qualità di spinta diversa che predilige resistenza e conservazione del movimento. Come se un ciclo fosse oltre il suo picco massimo e l’andamento in calare. Lo sentiamo fisicamente, come un aumento di stanchezza complessiva o semplicemente una minor “voglia di fare”; e lo sentiamo a livello psicologico ed emotivo, come una musica in tonalità calante, un’immagine che vira dai colori più vivaci verso i toni grigi e le sfumature cromatiche della terra.
Questo passaggio, diciamo la verità, non sempre ci piace. Vorremmo rimanere sempre in luna crescente e piena: le fasi calanti – di una stagione, di una relazione, di un’esperienza qualsiasi – muovono in noi stati d’animo di cui faremmo volentieri a meno.

I saperi più antichi delle tradizioni di cura – la medicina ayurvedica, la medicina cinese, ecc – ci dicono che siamo naturalmente parte di un Tutto che è in continuo divenire e che la nostra pretesa di immobilizzare i movimenti della vita, di aggrapparci ad alcuni di questi (la luna crescente, il sole d’estate: la gioia, il piacere, la vita..) ed escluderne altri (la luna quando cala, la nebbia d’autunno: la tristezza, il dolore, la morte…) è l’anticamera dell’infelicità e della malattia. Nell’ordine naturale delle cose di cui siamo parte integrante, nell’armonia dei movimenti che solo restando dinamici garantiscono equilibrio e salute, stagioni, emozioni, momenti “positivi” e “negativi” si avvicendano a ciclo continuo e sono tutti ugualmente necessari.
Il nostro organismo vibra all’unisono con questo processo e per stare bene deve poter funzionare secondo gli stessi movimenti che compongono e governano le cellule, gli organi, la materia, la vita, le stagioni, il pianeta, il cosmo. E’ il motivo per cui il nostro fegato si risveglia energeticamente e diventa organo “dominante” in primavera, quando la vita torna a fremere dopo il congelamento invernale e prende forma l’idea che darà avvio all’azione. Questo è il compito sottile del fegato: sostenere energeticamente la rinascita di primavera attraverso l’aggressività – dal latino ad-gredior: “vado verso” – l’emozione che ci spinge fuori di noi per realizzare un obiettivo.
Ursula I AbreschChe cosa accade in autunno? L’autunno, quando il movimento rallenta dopo la frenesia estiva e le energie cercano strada verso l’interno, è il regno del polmone. Il buio arriva prima la sera e noi ci sentiamo facilmente un po’ tristi. Abbiamo meno voglia di uscire, ogni tanto un pensiero nostalgico sull’estate ci coglie a tradimento. Guardiamo fuori dalla finestra e i colori degli alberi, i colori della terra parlano di riposo, di raccoglimento, di ritorno a casa dopo le scorribande nel mondo. Proviamo a resistere contro questo movimento che ci sussurra all’orecchio di lasciar andare, mollare la presa, accompagnare le cose invece di contrastarle, scendere dalla cresta dell’onda e osservare ciò che è stato, sentire le cose dall’interno più che manipolarle da fuori. Prepararci alla lunga notte dell’inverno. I polmoni ci aiutano in questo. Fisiologicamente la loro azione è quella di prendere qualcosa che è fuori e portarlo internamente, perchè ci serve per vivere. Psicologicamente, di spostare il nostro sguardo da fuori a dentro di noi per assimilare ciò che abbiamo vissuto.
La qualità emozionale dei polmoni, secondo la medicina tradizionale cinese, è la tristezza. Non vi è emozione più capace di questa di metterci in contatto con noi stessi, con le nostre verità e i nostri bisogni più profondi, come ben mostrato dal recente film “Inside Out”. Opporre resistenza a questa emozione significa tra l’altro predisporci a quei fastidiosi disturbi respiratori che siamo abituati a imputare a virus di stagione e correnti d’aria fredda, ma che prendono origine dalla resistenza che opponiamo, dentro di noi, al dolore emotivo. Il raffreddore altro non è che il corpo che piange. La tristezza è la danza con cui celebriamo ciò che è finito o sta finendo e questo saluto ci permette di volgerci verso nuovi cammini.
Ogni stagione ha le sue emozioni e i suoi temi con cui confrontarci. Siamo parte di un movimento di movimenti e fare pace con questa realtà, assecondarla affidandoci ad essa invece di contrastarla può solo aiutarci a stare meglio. La contrastiamo ogni volta che per esempio pretendiamo di funzionare in inverno così come funzioniamo in primavera, vivendo a mille tra lavoro, attività extra, palestra, uscite, impegni sempre nuovi. Al corpo poco interessa che abbiamo delle valide ragioni per farlo: se infrangiamo le leggi di funzionamento dei movimenti di cui siamo parte, ci ammaliamo. La buona notizia è che se invece accordiamo ad esse il nostro passo, tutto potrà funzionare meglio. Dentro e fuori di noi.

Dt.ssa Silvia Riccamboni

Illustrazione di Roberto Rostin – Foto di Ursula I Abresch

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