Laboratorio di salute olistica

La paura

inverno - mi voglio benessereQuando ci troviamo in una fase di stallo della nostra vita, può capitarci di cadere in uno stato di torpore. Qualcosa dentro ci impedisce di muoverci, così restiamo fissi, come alberi ben radicati. Ci succede più frequentemente in alcuni momenti dell’anno, spesso in corrispondenza dell’inverno.
Ci sono stagioni della vita in cui ci sembra di essere congelati: in una situazione lavorativa, in un rapporto ormai sterile, in uno stato emotivo pesante, in un’abitudine che non dà più né conforto, né sicurezza, né contenimento. Non riusciamo ad andarcene anche se, sotto il ghiaccio, sentiamo la terra fremere.
Nell’immobilità le nostre radici entrano ancora più a fondo, scavano in cerca di nutrimento, di appiglio e di sostanza. Ed in questo cercare, si imbattono nel buio.
L’alternanza delle stagioni, ci insegna che è vitale passare attraverso questo inverno. E’ vitale periodicamente fermarci, restare, entrare, guardare e ascoltare.
La natura è una grande maestra. Ci insegna che ci sono momenti per stare fermi, perché molta energia è stata consumata ed ora abbiamo bisogno di immobilità per recuperare.
Ma se ascoltiamo bene, possiamo accorgerci che è un’immobilità apparente, che qualcosa accade comunque, solo non più verso l’esterno ma verso l’interno di noi. Restare in questo potrebbe non essere indolore, perchè lì sotto, in quel buio, vivono i fantasmi di ciò che non siamo stati capaci di affrontare di noi stessi; ma se osiamo, usciremo da questo inverno diversi da prima.
Questo dolore, in realtà, è provocato proprio dalla resistenza che gli opponiamo. E che opponiamo a questo processo naturale di discesa ad incontrare fragilità, paure magari dimenticate. A sentire la voce di parti di noi che sono state ferite, abbandonate, criticate; che sono rimaste a lungo imprigionate e chiedono di uscire a correre libere.
Che cosa ci fa resistere? La paura, il senso di smarrimento, il desiderio di non sentire, l’incapacità di lasciar fluire senza trattenere, la tendenza a giudicarci attraverso quelle paure.
Eppure, possiamo provare semplicemente a stare. Come raggomitolati sotto un caldo piumone, a coccolare queste parti di noi, a farle sentire protette, al sicuro. Ad ascoltare ciò a cui non diamo spazio negli altri momenti della nostra vita. Senza giudizio, senza aspettative. Lasciando fluire tutto ciò che passa, come un fiume gentile che ci attraversa senza fermarsi e se ne va per la sua strada. L’acqua può continuare il suo percorso se non cadiamo nella tentazione di trattenerla con un giudizio, oppure cercando immediatamente delle soluzioni. Quelle potranno arrivare quanto più ci siamo concessi prima il tempo di stare fermi, in ascolto, accogliendo, perdonando, lasciando fluire.
Proprio l’acqua ci fa da esempio con le sue proprietà benefiche: scorrendo purifica, porta via, si lascia penetrare allo sguardo, fluisce facilmente e si adatta e dove incontra un ostacolo trova il modo di aggirarlo; quando scorre sotto terra si arricchisce di minerali e sostanze preziose, in attesa del punto giusto dove tornare alla luce e riversarsi nel terreno, rendendolo morbido e fecondo per la semina primaverile.
Quindi beviamo acqua, impariamo dall’acqua e ringraziamo l’acqua: ringraziamo per questo passaggio nel profondo di noi stessi, che per quanto ci spaventi ci è necessario per prepararci alla primavera: a piantare nuovi alberi, a coltivare il nostro giardino, ad espandere fuori di noi le nostre nuove consapevolezze. Ringraziamo per l’abbondanza dei doni che questo periodo porterà. Anche se non li scorgiamo ancora. Anche se non li riusciamo forse neppure ad immaginare…
Con queste nuove consapevolezze, quando un sole più tiepido scioglierà il ghiaccio e l’acqua ammorbidirà la terra dura, scopriremo di avere un nuovo coraggio: il coraggio di muovere un passo anche verso ciò che non possiamo ancora vedere con sicurezza. Perché non esiste dolore maggiore di quello di restare dove non si vuole rimanere. E se è vero che si quel che si lascia, ma non quel che si trova, è vero anche che guardando la pellicola della nostra vita srotolarsi dietro di noi, molto probabilmente scopriremo che ci siamo fatti più male proprio quando siamo rimasti bloccati e non quelle in cui abbiamo osato un passo verso l’ignoto:

“Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”. Massimo Gramellini

Chandradeva Annalisa Meneghini

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