Laboratorio di salute olistica

La verità del borderline

Capita a tutte una volta nella vita, e a volte ricapita più volte, di incontrare un uomo difficile da amare. Non lo declino al femminile perché questo non accada anche agli uomini ma perché femminile è la mia esperienza e quella delle donne che ho il privilegio di accompagnare per un tratto della loro strada, spesso proprio quello che le conduce fuori da certe relazioni, attraverso la guarigione da un dolore smisurato, confuso, affollato di domande ancora strozzate in gola.

Vi è un grosso fraintendimento di fondo a cui non siamo preparate a dare peso, che a volte solo l’intervento di una persona esterna permette di smascherare. Quando il comportamento dell’altro ci crea sofferenza, quando la relazione non decolla o mostra aspetti poco chiari, siamo facilmente depistate dai nostri desideri romantici e dalla superficialità con cui il senso comune liquida le domande importanti, suggerendo che “la verità è che non gli piaci abbastanza”, che “non era davvero innamorato”, che “voleva solo portarti a letto”.

In realtà è cruciale una distinzione. Una cosa è quando tra due persone psicologicamente, emotivamente e relazionalmente “attrezzate” per dare e ricevere amore, capaci cioè di condividere intimità, provare empatia, avere attenzione per l’altro, il desiderio di condivisione non è reciproco e l’amore non accade. Esperienza che, per quanto spiacevole, tra adulti è messa in conto e grazie alle qualità umane appena descritte preserva l’aspetto fondamentale di qualunque incontro: il riconoscimento e il rispetto della propria e altrui umanità. Altra cosa è se uno o entrambi possiedono un’“attrezzatura” emotiva, psicologica e relazionale più o meno gravemente disturbata – da ferite cronicizzate nell’inconsapevolezza e nella dissociazione – come avviene nelle personalità borderline e narcisiste, sebbene spesso i due linguaggi condividano diverse parole e una diagnosi faccia spazio anche ad alcuni tratti dell’altra.

Il fraintendimento è questo. Quando si incontra una persona così, la verità non è che “non gli piaci abbastanza”, ma che non è in grado di amare nessuno. Che il suo funzionamento segue un copione preciso quanto (solitamente) inconsapevole, di cui anche tu non sai nulla, per il quale la parte che giochi è funzionale ma insignificante dal punto di vista affettivo. La verità non è che “non era veramente innamorato”, ma che a muoverlo verso di te è tutt’altro da ciò che pensi.

Il borderline con tratti narcisisti è spesso un uomo dalle competenze sociali brillanti e dall’immagine pubblica impeccabile; può essere un grande sostenitore di cause civili e umanitarie, un fervido praticante spirituale (nel qual caso spesso insegnante, non semplice allievo), irresistibile nelle sue interazioni per i modi sottilmente seduttivi, ironici, per la cultura di cui non necessariamente fa sfoggio plateale ma che trova sempre il modo di far emergere, grande intuitivo dei bisogni e delle mancanze delle sue interlocutrici. Può essere così bravo, nel travestimento con cui si cela anzitutto a se stesso, da riuscire ad apparire persino umile e disponibile.

L’INCONTRO

Difficile resistere quando un uomo così inizia il suo corteggiamento serrato. Difficile distinguere nei suoi modi avvolgenti, dolci e sensuali il bisogno di stabilire quanto prima il controllo della relazione, come chi voglia impossessarsi in fretta di un terreno per piantarvi il proprio stendardo. Il problema è che nel terreno del borderline lentamente ogni forma di vita appassisce, perché questo è ciò che lui porta dentro di sé: oscurità e morte. Le ferite mai riconosciute e mai curate.

Che tipo di relazione può riservare, un uomo incapace di provare senso di colpa? Se la donna si lascia se-durre (per ingenuità, inesperienza, bisogno, o per problematiche complementari a quelle di lui che creano un terreno di perfetta collusione), è possibile che lì prenda avvio una relazione che lascerà sempre meno margine alla gioia, alla fiducia e al benessere. Se la donna invece esita, dubita, frappone richieste discordanti dai bisogni di lui, diventerà una “scocciatrice” verso la quale decade istantaneamente qualunque interesse: l’uomo che fino a 5 minuti prima la cercava, la riempiva di complimenti, la faceva sentire speciale, sparisce completamente nel nulla, senza spiegazioni o sottotitoli, lasciandola quando va bene al gelo, quando va male sotto shock. E questa modalità ricorre anche quando un rapporto invece ha avuto inizio, e non necessariamente perché lei dica o faccia qualcosa di “sbagliato”: semplicemente un attimo prima lui è tranquillo e disponibile, un attimo dopo aggressivo o indifferente, assente perché facilmente ha altri terreni che sta controllando in contemporanea: altre relazioni reali o virtuali, il lavoro o altro.

Mentre per una persona “normalmente attrezzata” la relazione è l’incontro di due umanità, uno scambio di attenzioni paritario che può costruire nel tempo un terreno comune, per il borderline la partner non è un’interlocutrice ma una figura puramente strumentale a non morire interiormente da solo. Leggi qui per approfondire i sintomi della personalità borderline.

QUEL DOLORE.

Se ti sei sentita come se avessi una pistola puntata alla tempia ed una pallottola in canna e non potessi fare nulla per prevedere o evitare lo scattare improvviso del grilletto, hai avuto a che fare con un borderline. Se hai provato un dolore che va oltre, se hai avuto la sensazione mortifera di non essere vista, considerata, amata nonostante lui ti volesse lì; quella di camminare su uova che da un momento all’altro potrebbero esplodere come mine antiuomo, hai avuto a che fare con un borderline. Se ti sei sentita confusa, persa, senza mappe per comprendere quello che stava accadendo nella relazione, è perché la mappa del borderline è incompatibile con l’essere integri psicologicamente, coerenti tra pensiero, azione ed emozione ed empatici con l’altro.

Il dolore confuso che hai provato nello stare accanto a qualcuno che a momenti era presente e in altri irraggiungibile (sebbene fisicamente presente), che prima ti cercava e poi puniva la tua vicinanza, è lo specchio del dolore che lui ha provato da bambino nelle sue relazioni primarie e dissociato da sé per non morirne psichicamente. A volte ci si spezza per restare vivi.

USCIRNE (VIVE)

Per chi vive una relazione del genere o ne è appena uscita, è un grande conforto quando qualcuno ti aiuta a vedere che cosa ti è accaduto realmente. Quando ti dice che quella cosa ha un nome ed è il nome di un disturbo di personalità. E un grande sollievo quando ti senti dire che non è colpa tua se lui agiva così e se le cose sono andate così: non poteva andare in nessun altro modo, non c’è nulla di sbagliato in te. Nulla in te che spiegasse il suo gelo, le sue oscillazioni, il cercarti per poi dimenticarsi letteralmente di te.

Ed è utile che qualcuno ti affianchi non solo nel curare quel dolore ma anche nel comprendere perché sei andata e rimasta in quel terreno. A partire da quali tuoi bisogni, vuoti e ferite ti sei agganciata alle sue, per riconoscerle in te e sanarle così da non offrire più il fianco a relazioni basate sulla sofferenza invece che sull’amore.

Dr.ssa Silvia Riccamboni

Illustrazioni di Elena Odriozola

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