Laboratorio di salute olistica

Ma tu ti vuoi bene?

mi voglio benessere“Volersi bene” è un concetto fortemente promosso dal pensiero New Age negli ultimi anni. Riviste e social network pullulano di aforismi e di inviti ad amare se stessi, mettersi al centro, volgere lo sguardo su di sé. Atteggiamento che molti rischiano di equivocare (o invece applicano con entusiasmo) fissando sul proprio ego quel poco di attenzione che fosse accidentalmente rimasta ancora disponibile e fluttuante verso il prossimo, ben lieti di potersi dedicare con più slancio al proprio narcisismo, ora avvallato anche da certificazione ideologica.
Perchè se per molti mettersi al centro può rappresentare il punto di arrivo di un cammino di consapevolezza e guarigione e un atto terapeutico che riscrive gli equilibri passati, presenti e futuribili, per altri significa cristallizzare ulteriormente lo sguardo sul centro-sé ritirandolo ancora di più dal confine con gli altri: con i loro bisogni, emozioni, sentimenti. Sembra quindi che lo stesso incoraggiamento spirituale sia opportuno per alcuni e meno per altri, a seconda di dove ciascuno si trova nel suo personale cammino di evoluzione.
Volersi bene, si diceva. La bellezza di questo concetto sta nel fatto che racconta una relazione: quella tra me-soggetto e me-oggetto della mia stessa attenzione. E come le più belle, appassionate e complesse storie d’amore, spesso ha bisogno di una vita intera per svilupparsi, rafforzarsi, dare i frutti più prelibati. E spesso è dalle macerie di relazioni con altri che germoglia la necessità e la scelta di stabilire anzitutto con noi se stessi un buon rapporto, fondato su una lealtà non più svendibile nei confronti dei propri bisogni, sull’ascolto di ciò che accade dentro di sè come cartina tornasole di ciò che accade fuori: in una relazione, nel lavoro, in una qualunque circostanza.
Volersi bene sembra non poter prescindere quindi dalla capacità e dalla volontà di prestare attenzione a se stessi. Di interrogarsi su ciò che sta minando il nostro benessere o che ci servirebbe per sentirci veramente bene; e di accettare che le risposte possano avere bisogno di tempo, e di coraggio, per arrivare.
Ed è anche fare delle cose per sé. Semplicissime, sciocche a volte. O invece enormi. Dedicarsi del tempo, fare una passeggiata nella luce del tramonto, cantare a squarcia gola mentre si guida nel traffico. Dire un “No” che insieme ad un altro “no” e poi ad un altro ancora comincia a cambiare il corso di realtà divenute insostenibili. Regalarsi un massaggio a fine giornata. Giocare con i propri figli invece di pulire casa. Rimanere immobile, stesi a terra a sentire il corpo recuperare le forze. Piangere. Comprarsi dei colori e passare una serata a disegnare vincendo la convinzione di non saperlo fare. Chiedere aiuto. Cucinarsi qualcosa di molto, molto buono. Cambiare la disposizione dei mobili a casa. Scrivere una lettera, scrivere molte lettere per sciogliere sospesi che frenano la vita. Separarsi. Innamorarsi. Uscire di più, uscire di meno.
Non importa quali siano le azioni: “volersi bene” è una ricetta che non può essere uguale per chiunque la prepari. Ma ciascuno di questi gesti suggella il patto di alleanza e di rispetto verso il nostro Bene. E scrive nuove parole che potranno raccontare una storia diversa. E la morale di questa storia, nella sua disarmante verità, è che quando si tiene al proprio Bene, tutto diventa più semplice.

Dt.ssa Silvia Riccamboni

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