Laboratorio di salute olistica

“Sì” che umiliano, “no” che rispettano.

Vi sono rapporti che soffrono per l’incapacità di dire “no” al momento giusto, e per l’abitudine ad accondiscendere alle richieste dell’altro anche quando queste non sono condivise. Avete mai provato a fare un bilancio dei “sì” e dei “no” che dite nelle vostre relazioni più importanti?

Tendiamo a pensare che un “sì” sia espressione di generosità, apertura, disponibilità quanto un “no” lo sia di egoismo, indifferenza, distanza. Potremmo però scoprire che vi sono dei “sì” molto più egoisti di un “no”, e dei rifiuti che esprimono più rispetto per l’altro di una disponibilità che spesso è più ideale che reale.

Quante volte diamo il nostro consenso senza sentirlo veramente o anzi, desiderando l’esatto contrario? “E’ il gioco della relazione” – diciamo a noi stessi – “a volte occorre fare anche quello che non va”. Ma una cosa è la disponibilità al compromesso, la capacità di mettere momentaneamente da parte il proprio bisogno a favore di quello dell’altro; altro è porsi sistematicamente nella relazione in modi che contraddicono il nostro sentire autentico e che danno all’altro delle coordinate su dove siamo che non corrispondono alla nostra reale posizione.

Silvia Riccamboni psicoterapia sì umiliazione rispettoUn “sì” è manipolativo quando:

– facendo leva sul bisogno dell’altro, permette a me di ottenere un vantaggio;

– mi permette di sentirmi più grande dell’altro e di usare questa asimmetria a mio favore;

– mi serve ad avere il controllo della relazione;

– ogni volta che confonde l’altro su ciò che penso e voglio veramente.

Quando lo facciamo? Quando non ci sentiamo abbastanza sicuri di noi stessi e della relazione per esprimere apertamente quello che sentiamo. Quando temiamo che un “no” allontani l’altro. Quando il valore che diamo a noi stessi è strettamente legato ad un’immagine di disponibilità incondizionata – anche se non autentica. Quando la nostra dipendenza ci tiene sotto scacco.

Le conseguenze.

Ecco come, a lungo andare, diventiamo esperti nell’arte di lamentarci di quel che abbiamo provocato. Perchè se è vero che dire sempre sì ci fa credere al sicuro dal rischio di perdere l’approvazione dell’altro, il prezzo dei “no” taciuti, delle verità omesse, aumenta giorno dopo giorno pregiudicando proprio la relazione che volevamo salvaguardare.

Quei no prima o poi cominceranno a parlare il linguaggio del corpo e il corpo inizialmente emette solo qualche sporadica vocale – un dolore improvviso ma breve da qualche parte, un bruciore passeggero; poi compone piccole frasi, ed ecco i dolori ripetersi nel tempo, spostarsi da parte a parte, allargarsi a nuove zone. Quindi le frasi diventano più complesse e lunghe – ci ammaliamo più facilmente di prima, i fastidi cronicizzano in patologie.

Il nostro corpo assume così bene il compito di esprimere le contrarietà taciute a noi stessi e all’altro che entra in uno stato di allerta costante, sfiancando le proprie risorse di energia e abusando delle difese immunitarie, con tutto ciò che questo comporta. Se non cambiamo modalità in tempo, invertire la rotta diventerà sempre più difficile.

E la relazione? Ci saremo da una parte noi, precariamente al timone del rapporto e pieni di inspiegabili acciacchi; aggrappati ad un’immagine di bontà per i “sì” che diciamo e carichi di frustrazione perché in buona parte erano “no” travestiti. Frustrazione che prima o poi uscirà, con battute, frecciatine, silenzi, musi lunghi e infine sintomi.

E dall’altra il partner, l’amico, il collega… tenuto piccolo come fosse un bambino, confuso su ciò che veramente vogliamo, limitato nella sua libertà di scelta e di crescita. In questo senso, umiliato. E chi si sente umiliato, a meno che non cercasse proprio qualcuno da cui dipendere passivamente, di solito prima o poi se ne va, perché i nostri no travestiti da sì non gli permettono di partecipare alla relazione alla pari con noi.

Silvia Riccamboni psicoterapiaEcco che invece quando dico “no” all’altro nel rispetto di ciò che sento buono per me, sto anche comunicando che:

– lo ritengo in grado di tollerare la frustrazione e di “contrattare” con me altre condizioni di soddisfazione;

– rispetto la sua libertà di allontanarsi in risposta al mio no;

– i miei bisogni e limiti sono importanti per la relazione tanto quanto i suoi.

Per molti, imparare a dire “no” richiede un allenamento non diverso da quello di un muscolo. All’inizio esercitarsi può essere faticoso, rischioso se fatto senza attenzione, deludente se non si vedono rapidamente i risultati. In relazioni particolarmente collusive, il rapporto stesso potrebbe interrompersi se il partner trova svantaggioso un equilibrio più paritario. Ma l’allenamento non tarderà a mostrare gli effetti benefici per la vita della persona, per la sua saute e per le relazioni che sceglierà di coltivare nel rispetto di se stessa.

* Illustrazioni di Martina Francone

Dott.ssa Silvia Riccamboni

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